mercoledì 22 marzo 2017

Il cinema di Buster Keaton ha fatto 100

In questi giorni, udite udite, ricorrono esattamente cento anni dalla prima esperienza su un set cinematografico di Buster Keaton. Il primo giorno di riprese il 21 marzo 1917, primo film THE BUTCHER BOY, poi uscito un mese dopo, il 23 di aprile. La storia la sapete: Keaton cominciò come comprimario del comico/filmmaker Roscoe Arbuckle, all'epoca secondo soltanto a Charlie Chaplin in quanto a fama e notorietà. Da comprimario passò a "spalla" e da spalla a ruoli sempre più prominenti,  fino a THE GARAGE, del 1920, dove i due appaiono come vero duo comico a tutti gli effetti. Di tutto questo parlo nel mio e-book "I cortometraggi di Buster Keaton", uscito qualche anno fa e ancora acquistabile online.
Queste pagine, tratte dal diario personale di Buster stesso e scritte di suo pugno, ci mostrano con esattezza tempi e date di quei primissimi giorni, così storici e memorabili per la storia del cinema. Con Arbuckle quattordici cortometraggi, tra cui almeno cinque o sei memorabili gioielli: CONEY ISLAND ('17), OUT WEST ('18), MOONSHINE ('18), GOOD NIGHT NURSE! ('18), THE COOK ('18) e lo stesso THE GARAGE. Viva Buster Keaton e viva Roscoe Arbuckle.

venerdì 6 gennaio 2017

Silent Comedy for Eternity... in Italiano

Eccomi qui, di nuovo nel blog dopo un anno di assenza. Di nuovo qui e stranamente ancora in Italiano. Avevo infatti stabilito di continuare la pubblicazione in Inglese, come i più attenti ricorderanno. Tuttavia, e qui la sorpresa, il buon numero di lettori che mi ha scritto negli ultimi mesi mi ha fatto cambiare idea. Il blog DEVE continuare in Italiano. Non esistono altre voci del web Italiane ad occuparsi di comici del muto, mi hanno detto. Vuoi spegnere l'unica esistente? Ci ho riflettuto, ho tirato le somme e ho constatato quanto avessero ragione.
Alcuni si chiederanno perché per un anno non ho pubblicato nuovi contenuti. Me lo chiedo anche io, forse perché in alcuni momenti non c'era poi tutta questa voglia di scrivere, ma soprattutto perché il 2016 è stato un anno molto povero di avvenimenti. Devo avere spunti per mettermi qui a parlare di cinema. Poi, francamente, da qualche tempo ho notato un trend preoccupante. Fioccano le repliche e gli approfondimenti, ma c'è stato davvero poco, molto poco di realmente importante. Il 2016 è stato forse il peggior anno, almeno dal 2000 a questa parte. All'orizzonte il nulla, o quasi. Solo riproposizioni o nuove pubblicazioni di materiale già visto. Chaplin da questo punto di vista può essere preso come esempio. Era bravissimo, forse il migliore (ne ho parlato per anni) ma, per favore, non c'era solo lui. Spazio anche ad altri e non per sfizio gratuito, proprio perché meriterebbero più attenzione. Il 2017 da questo punto di vista si preannuncia un anno migliore. Per cominciare, ricorreranno cento anni tondi tondi dall'entrata di Buster Keaton nel mondo del cinema, alla Comique, nei film diretti e interpretati dal simpatico Roscoe Arbuckle. Anche lì ci sarà da capire, come nel cappuccino, dove finisce il latte e dove comincia il caffè. Dove finisce Arbuckle e inizia Keaton. Ma non solo Buster. Il 2017 segnerà un centenario importante anche per Harold Lloyd. La nascita del glass character, il personaggio con gli occhiali. Il suo vero colpo di genio. Ma non sarà solo un anno di celebrazioni e ricorrenze. Forse si muoverà anche qualcos'altro. Tengo la bocca chiusa soltanto perché l'ho promesso a un amico. Vedremo.

L'anno passato è stato abbastanza peculiare anche perché si sono sommati nel web i variegati "lamenti nemici", di diversa origine ed estrazione. Ora, dovete sapere che negli anni passati il sottoscritto ha allegramente tagliato i ponti con un gran numero di sedicenti appassionati e per ragioni differenti. C'era spesso malcelata invidia nei miei confronti, forte ipocrisia, desiderio di copiare il mio lavoro (ho le prove di quello che dico, e posso dimostrarlo). Talvolta invece c'era solo tanta ignoranza. Ammetto di avere un brutto carattere, ma sbaglio quasi sempre nei modi, raramente nei principi. Mi direte: così passi dalla ragione al torto. No, perché se si tratta di cinema posso parlare con tutti e anche apprezzare il talento e la cultura degli altri (qualora ci fosse), ma nell'amicizia no: se non rispetti alcuni canoni di educazione, etica o lealtà, sei fuori. Spesso parte anche qualche insulto, e lì forse esagero, ma saresti fuori comunque. Per non farla troppo lunga: sono aperto al confronto e allo scontro, perché so di aver ragione. Ma deve essere alla luce del sole. C'è pure chi parla e agisce per sentito dire. Ancora peggio. Ma che vengano qui, se hanno coraggio: qui a portare i loro gas intestinali. Non censuro nessuno, posto che entrino con nome e cognome.

Ricapitolando: 2017 anno cruciale per la silent comedy, forse. Così mi sussurrano, così mi confidano. Non possiamo dunque che sperare di allacciar presto le cinture e partir quanto prima, finalmente alla scoperta di qualcosa di nuovo.
Auguri.

lunedì 1 febbraio 2016

Buster and his Colleagues, a Heartfelt Perspective of his World

This is a little tribute to Buster Keaton, fifty years after his passing. I've found some of his point of views about comedy and regarding the best fellow comedians of his times. I also took the opportunity to point out that my future posts in this blog will be written in English.

Let's start to celebrate the man. I've chosen to let his words speak for itself. My sources are his interviews. Little quotes about what Keaton thought of the COMEDY he loved so much. The first I select is about Charlie. Many have tried to turn them one against each other, but Buster didn't care: "I classify Chaplin as the greatest motion picture comedian of all time".
(Interview with Herbert Feinstein, 1960)

More generally, in an interview two years before he said:

"Well, my favorites -- I guess Chaplin, of course, was number one. But I liked Harry Langdon very much, and I liked an old one called Lloyd Hamilton. I liked W.C. Fields. Those were my pets, and then probably Harold Lloyd"
(Buster Keaton, interviewed by Christopher Bishop, 1958)

"Harry Langdon's character was always about five or six years old. He did everything like a kid that age would do it. Langdon and W.C. Fields were the two greatest film comedians, next to Chaplin, and a runner-up in there would be Lloyd Hamilton".
(Interviewed by Robert and Joan Franklin, 1958)

He had a fondness for the nearly-forgotten comedian who wore a checkered cap and walked like a duck:

"Lloyd Hamilton was one of the funniest men in silent pictures. He just looked like a big overgrown kid. That's all"
-Was it Harry Langdon who looked like a big baby? asked the interviewer.
"Well, Langdon was younger. Langdon worked like he was about six years old. Lloyd had grown up, but still was a kid"
(Interviewed by Herbert Feinstein, 1960)

He never forgot Roscoe Arbuckle. Buster owed a debt of gratitude to him:

"Roscoe took the camera apart for me so I would understand how it worked and what it could do. He showed me how film was developed, cut and then spliced together... the longer I worked with Roscoe the more I liked him. I respected, without reservation, his work both as an actor and a comedy director. He took falls no other man of his weight ever attempted, had a wonderful mind for action gags, which he could devise on the spot. Roscoe loved all the world, and the whole world loved him in those days. His popularity as a performer was increasing so rapidly that soon he ranked second only to Chaplin".

And again:

"Arbuckle was that rarity, a truly jolly fat man. He had no meanness or malice or jealousy in him. Everything seemed to amuse and delight him. He was free with his advice and too free in spending and lending money. I could not have found a better-natured man to teach me the movies business, or a more knowledgeable one".

Buster Keaton was a great admirer of Laurel and Hardy, too. He talks about this in the excellent documentary BUSTER KEATON RIDES AGAIN ('65), describing the second half of LEAVE 'EM LAUGHING ('28). He emphasises the naturalness of a typical L&H's routine. "They could make a whole picture that way", he said.

He didn't love so much the Marx Brothers, instead.

"It was an event when you could get all three of them on the set at the same time. The minute you started a picture with the Marx Brothers, you hired three assistant directors, one for each Marx brother. Get two of them, while you sent to look for the third, one of the first two would disappear. They never worried what the next setup was going to be or what the routine... or anything else".

He liked them only when they "didn't get too ridiculous".

I was very impressed when Robert Franklin started to ply him with questions about the melancholy of his character and he touchingly replied:

"I used to daydream an awful lot; I've done that so often in pictures. I could get carried away and visualize all the fairylands in the world".

But perhaps one of the most magnificent trait of his personality was his attitude toward the past.  He continued to look ahead to the future until the very end of his life:

"I'm not sentimental by nature. Sure I miss the Keystone Cops and Mack Sennett and Stan and Oliver and the rest, but I don't moon over the past. I don't have time".

Keaton said this during an interview with Rex Reed in the fall of 1965, a few months before he died of lung cancer.
Well, we have time now. Thanks for being existed, Buster.

martedì 20 ottobre 2015

THE CHARLEY CHASE SCRAPBOOK, di Brian Anthony e Bill Walker

Charles Parrott, meglio conosciuto come Charley Chase, nasceva a Baltimora 122 anni fa. Oggi questo genio della comicità silenziosa - ma per inciso non della slapstick comedy più grossolana, meglio della silent comedy più raffinata in parte antesignana della screwball - non viene molto ricordato, forse perché gran parte di chi si occupa di storia del cinema non lo conosce (se non forse per nome o per qualche breve estratto) e anche perché alcune delle sue migliori commedie mute non hanno massima diffusione nel mondo dell'home video, pur se ottime raccolte di alcuni dei suoi migliori lavori sono uscite in DVD, in Europa e soprattutto negli Stati Uniti.
Di Charley Chase ho ampiamente parlato nella prima parte del mio libro sui Roach uscito l'anno scorso ma lì il focus principale è nella descrizione delle commedie, con particolare attenzione a quelle meno conosciute e alle informazioni sui lost films. Questo mio articolo di oggi vuole invece consigliare a tutti i lettori del mio blog l'acquisto di un nuovo volume (in inglese, ma fatto quasi esclusivamente di straordinario materiale fotografico) scritto dal mio amico Brian Anthony: THE CHARLEY CHASE SCRAPBOOK. Il libro è una vera e propria miniera di rarissime immagini, istantanee, ritagli di giornale, poster, locandine ed estratti, alcuni dei quali aventi origine dall'album di famiglia di Charley. In libro è stato realizzato in collaborazione con un altro studioso, Bill Walker. Del resto, per Brian Anthony è il secondo lavoro dedicato al suo attore comico preferito. Nel 1998 uscì infatti il suo SMILE WHEN THE RAINDROPS FALL, in assoluto la prima (e di fatto l'unica) biografia di Charley Chase mai pubblicata. Consiglio dunque a tutti l'acquisto di THE CHARLEY CHASE SCRAPBOOK, al quale anche io ho dato un piccolo contributo e che avrà la sua uscita ufficiale il 30 ottobre ma è già pre-ordinabile dal sito dell'autore: http://www.anthonyrestorations.com
Charley Chase è stato un uomo sfortunato. Genio della commedia mai davvero ripagato, ebbe la grandezza di far riprendere a grandi livelli gli studi Roach dopo la partenza di Harold Lloyd, di aiutare in modo ingente la formazione di una delle più dotate menti registiche comiche della storia del cinema, quel Leo McCarey che negli anni sessanta ancora lo considerava un maestro e dunque dare anche il via a quello stile inimitabile di fare cinema tipico dello studio, che da lì a pochissimo tempo influenzerà la composizione della coppia Laurel e Hardy, che molto deve anche a Chase, non solo a McCarey. Le commedie di Charley Chase sono portatrici di una comicità evoluta, sottile, intelligente. Ricercano il paradosso, l'imbarazzo, gli intoppi e gli equivoci che rendono la vita quotidiana contorta e macchinosa ma elettrizzante e avvincente perché sempre pronta al momento giusto a cambiare prospettiva. Mette in evidenza tutto quel che di folle, paradossale e illogico circonderà sempre l'esistenza e riderne con la grandezza di chi non riesce mai davvero a prenderlo troppo sul serio.

domenica 21 giugno 2015

Cinema Ritrovato 2015, Sherlock Jr. e The Battle of The Century

Interessanti novità sul fronte che c'interessa.
Il prossimo Festival Del Cinema Ritrovato, che avrà luogo a Bologna dal 27 giugno al 4 luglio, sarà molto più ricco di silent comedy rispetto alle scorse edizioni. In aggiunta alla bella sezione su Leo McCarey, con in programma alcune perle mute e sonore del grande regista, degni di attenzione sono anche i film di Valentina Frascaroli, moglie del comico francese André Deed (del quale verrà proposto L'Uomo Meccanico del 1921 e qualche cortometraggio) e soprattutto l'inizio del Progetto Keaton. Dopo tanti anni di attenzione al restauro dei film di Charlie Chaplin, la Cineteca di Bologna inizia il suo cammino nella meravigliosa opera di Buster Keaton. In questa prima edizione verranno comunque proposte solo due pellicole, il cortometraggio One Week (1920, il primo di Keaton in ordine di distribuzione) e il capolavoro Sherlock Jr. (1924), summa onirica della visione del cinema e della commedia del suo autore. Di One Week ho già parlato nel mio libro "I Cortometraggi di Buster Keaton" (2014), su Sherlock Jr. scriverò qualcosa in questo articolo. 
Forse il mio lungometraggio preferito di sempre, così esaustivo e succinto, perfetto nella tecnica e nello svolgimento, un film che soverchia il linguaggio cinematografico dell'epoca e restituisce a tanti anni di distanza scene d'intensità visiva incredibile, senza mai scivolare nell'onanismo autoriale o nell'autocompiacimento tecnico-stilistico. Con "Sherlock Jr." Keaton produce uno dei massimi capolavori della storia del cinema in soli tre quarti d'ora di durata e riesce a portare sullo schermo con risultati eccellenti alcuni trucchi che aveva imparato in teatro. Le gag inscenate, infatti, risultano inverosimili ed è solo la spiegazione del sogno che le rende plausibili. 
Il titolo di lavorazione del film, The Misfit (Il disadattato), rende l'idea che in partenza le sfumature esistenziali del personaggio erano ancora più marcate. Alla fine comunque ciò che rimane più evidente nell'opera è una grande riflessione sul mezzo cinema, su quello che può raccontare, sulle illusioni, le aspettative e la vita che genera. A livello tecnico il film è perfetto. Keaton poteva disporre di uno dei cameraman più dotati di sempre, Elgin Lessley, e gli effetti speciali ottenuti risultavano tanto inediti per il 1924 da far scuola tra gli addetti ai lavori. Lo schermo nel quale Buster entra nella fase onirica era in realtà un set teatrale illuminato. I cambi di scena vennero realizzati chiedendo a Keaton e agli spettatori di rimanere fermi in attesa della successiva alterazione del set. Le scene di strada vennero inserite partendo da uno schermo bianco. 
Il vortice della finzione, del cinema e del suo mutamento, la sua ubiquità in progress, lascia Buster smarrito in quella che può essere annoverata come una delle più significative immagini della storia della settima arte. L'incapacità dello spettatore di stare al passo con l'immensità del cinema, o del cineasta nel delinearne i giusti confini. Il sogno giustifica. Gioco, illusione, uno scherzo dell'inconscio che vaga e che vive le sue bizzarre manie in un circo perpetuo. Tra i giochi illusionistici di Keaton spicca senza dubbio il numero in cui dà l'impressione di passare attraverso il corpo della finta venditrice ambulante (il suo aiutante Gillette travestito, interpretato dal bravo Ford West). Il trucco è chiaramente sbalorditivo. Un gioco di prestigio fenomenale di cui Keaton era intenzionato a non svelare nulla. Ci volle il talento persuasivo del biografo Rudi Blesh per corromperlo. Buster Keaton era prima di tutto figlio del vaudeville, poi un curioso amico del cinema che istintivamente innovava. Un po' come Chaplin, e forse questa è l'unica cosa che davvero li accomuna, Keaton si trovava a inventare il cinema senza ancora sapere cosa fosse sul serio. Anche qui la sua grandezza. Il Buster attore qui è sorprendente, come e in più degli altri film. Le scene più inverosimili così come quelle più spericolate vengono giustificate dal sogno e in un certo senso il regista ha la possibilità di rigettarsi nel bel "clima" dei due rulli, che richiedevano meno plausibilità. 
In questo film Keaton si trovò a fare la controfigura per un altro attore. Nella scena in cui sale su un motorino guidato da un finto poliziotto, che poi cade per l'impatto di una buca, è Keaton stesso a fare lo stuntman. Prese un attrezzista e lo mise alla guida per poi indossare lui stesso gli abiti da poliziotto. Ad un certo punto riceve una palata di terra sugli occhi da uno degli operai che stavano scavando, perde completamente il controllo della moto fino a capitolare sul tetto di un'automobile. Una delle caratteristiche stupefacenti di Keaton è di aver rischiato più volte di morire ed essere rimasto illeso da tanti incidenti, quasi un inevitabile destino verso il pericolo, più forte di tutto e delle circostanze.

Le riprese di Sherlock Jr. infatti sarebbero anche potute finire in tragedia. Nella scena in cui prova a inseguire il rivale Ward Crane, si trova a camminare sopra a un treno che sta viaggiando nella direzione opposta. Quando si afferra a una corda per scendere, non si accorge che era quella del serbatoio dell'acqua e viene travolto dal gettito imponente. Cade a terra e sbatte la testa su un binario. Il male è forte ma non dura molte ore, quindi Keaton chiude l'incidente senza troppi approfondimenti. Molti anni dopo, trovandosi a fare una radiografia, i medici gli dicono senza mezzi termini di aver riscontrato un callo causato molti anni prima dalla frattura dell'osso del collo. Un Keaton stupefatto si trova quindi a ricollegare l'incidente avvenuto durante le riprese di Sherlock Jr. e si rende conto dell'enorme fortuna avuta. Destino. E lo ricordava nelle interviste. 
Meno drammatico ma degno di nota pure quanto accadde nella gabbia dei leoni nel momento in cui venne ripresa la scena poi inserita nei cambi di paesaggio sullo schermo all'inizio del sogno, in cui Buster pare essere nella savana circondato dalle belve feroci. Keaton la filmò in una gabbia circolare, alla Universal. Era solo insieme ai leoni con Elgin Lessley pronto a girare attraverso un buco. Ad un certo punto i leoni cominciano a seguirlo e Keaton non è troppo sicuro di dove si trovi il cancello di uscita. Rimane spaventato a tal punto che decise di non rigirare la scena con la cinepresa B, quella del negativo europeo. 
Come coprotagonista venne scelta Kathryn McGuire (1903-1978). La ragazza aveva già lavorato con Mack Sennett, ma non era molto attraente, né particolarmente dotata come attrice (apparirà anche nel successivo film di Keaton). In principio per il ruolo era stata individuata l'attrice Marion Harlan (1904-1971) ma pare non stesse molto bene di salute e dovette declinare.
Si racconta che l'amico Roscoe Arbuckle (già, il povero Arbuckle) girò alcune scene di questo film, chiamato per affetto da Keaton, probabilmente l'inizio, la scena in motocicletta o poco altro, ma era troppo giù di morale per aver potuto dare il suo contributo artistico al lavoro. Dopo un breve periodo di collaborazione il suo fragile sistema nervoso convinse Keaton a fargli abbandonare il set. Sherlock Jr. era un progetto molto impegnativo da affrontare per un cineasta in crisi come Roscoe. 
Keaton impiegò cinque mesi per girare Sherlock Jr., ma al momento dell'anteprima non venne ricevuto molto bene dal pubblico. Dopo tre anteprime non riuscite, Keaton si decise ad accorciare il film di circa un rullo, condensando i momenti più salienti della narrazione. Su 18.000 metri di pellicola girati ne vennero utilizzati poco più di 1.200. Paradossalmente, il film era così avanti con i tempi che pubblico e critica non ne seppero cogliere la grandezza. Mai forse la critica è stata così miope con un autore. Fu di conseguenza un insuccesso anche di pubblico, ma questo pare abbastanza comprensibile. Keaton fece qualcosa che prima non si era mai vista. Il film arrivò in Italia nel 1925 con il titolo iniziale di Calma, signori miei per poi riuscire anche nel 1931 sotto l'assurdo La palla n. 13 che tuttora rimane il più diffuso titolo italiano di Sherlock Jr
Secondo la Rivista Cinematografica questo film era "soffuso di un genuino senso comico" e Buster Keaton un attore "buddistico". I giudizi sul film erano buoni, ma forse al di là degli aspetti superficiali la sua estrema modernità non era del tutto compresa nel nostro paese, che si sarebbe divertito per anni con le comiche di Larry Semon (Ridolini, serie estremamente popolare in Italia tanto da essere sonorizzata alla fine degli anni '30 per poter ancora girare nelle sale), dirette ed elementari ma piuttosto povere di regia e con la morale del superuomo che tanto piaceva al regime.




Desidero chiudere questo articolo sottolineando la fastosa e irrefrenabile esultanza avuta alla notizia del rinvenimento del secondo rullo integrale di THE BATTLE OF THE CENTURY (Clyde Bruckman, 1927), protagonisti Stan Laurel e Oliver Hardy, una delle opere comiche più suggestive della storia del cinema. La notizia è stata diffusa più o meno una settimana fa. Il ritrovamento ci restituisce integralmente tutta la sequenza della battaglia delle torte (finale compreso) e qualcos'altro. 
Per una descrizione, collocazione storica del film e all'interno dell'opera di Laurel e Hardy, consultare il mio libro "Hal Roach: le migliori commedie del periodo muto", pagine 117-118 dell'edizione cartacea.
Sui lost films la speranza c'è sempre (questione Hats Off compresa, i fan di Laurel e Hardy sanno bene di cosa parlo), tuttavia mai avrei avuto l'ardire di sperare che in un così breve lasso di tempo dalla pubblicazione del mio libro queste scene sarebbero potute essere reintegrate a THE BATTLE OF THE CENTURY. Attualmente è in corso un restauro da parte di Lobster Films. A mio parere, in quanto a importanza del cortometraggio in questione, quello di cui parlo è il reperimento filmico più importante di questi ultimi anni. Un critico americano ha scritto pochi giorni fa che per i fan della commedia dei primordi questa scoperta equivale pressapoco a un Moby Dick che nuota verso riva trasportando il Sacro Graal. Credo abbia davvero ragione, soprattutto perché il film restava così impresso nell'immaginario di tanti appassionati e registi (tra cui il grande Blake Edwards) e adesso, a distanza di quasi novant'anni dalla sua prima uscita nei cinema, ci viene finalmente restituito nella sua interezza. 

domenica 8 febbraio 2015

The Marcel Perez Collection in DVD

Pochi giorni fa negli Stati Uniti è uscito un DVD molto interessante, realizzato da Ben Model/Undercrank Productions, in associazione con Library of Congress. Il disco è dezonato e può essere letto in tutto il mondo senza problemi causati da codici regionali di sorta. All'interno vi sono dieci cortometraggi restaurati, accompagnati al piano proprio dal produttore e appassionato Ben Model. Protagonista dei film un comico del muto oggi davvero dimenticato: Marcel Perez. Io stesso ne avevo sentito parlare pochissimo, avendolo visto solo in alcuni corti girati in Italia con il soprannome Robinet (come La Nuova Cameriera è Troppo Bella, uscito qualche anno fa in un DVD con la Cineteca di Bologna).
Questo misconosciuto protagonista non solo aveva girato centinaia di film nell'epoca pioneristica della commedia cinematografica, i primi anni della Pathé e altre produzioni francesi dei primissimi del '900, ma aveva anche raggiunto incredibile notorietà internazionale per la lunghissima serie girata in Italia all'Ambrosio di Torino negli anni immediatamente precedenti lo scoppio della prima guerra mondiale. Poi, emigrato negli Stati Uniti, era stato regista e interprete di molti cortometraggi di successo in diverse case di produzione, prima di morire in maniera davvero precoce e sfortunata. La sua storia ci viene raccontata in un libro di 100 pagine (ricco di fotografie) scritto dallo storico del cinema Steve Massa. Il libro è uscito insieme al DVD e, sebbene da acquistare separatamente, viene realizzato apposta per accompagnare la visione delle comiche presenti nel disco. Il libro, Marcel Perez: The International Mirth-Maker ("mirth maker" può essere traducibile in italiano come "fabbricante di allegria") è infatti stato scritto proprio da uno degli autori del DVD. E' stato infatti proprio grazie alle instancabili ricerche di Massa se alcuni dei film della raccolta sono stati recuperati. Proprio il mio amico Steve Massa nel suo libro Lame Brains and Lunatics, the Good, the Bad and the Forgotten of Silent Comedy (BearManor Media, 2013) aveva dedicato un capitolo alla riscoperta di Marcel Perez. Il nuovo testo si presenta come un ampliamento aggiornato di quel capitolo, in quanto dei cortometraggi creduti perduti nell'arco di questi due anni sono stati ritrovati. La filmografia in appendice al testo è infatti uno dei punti forti di questo studio, ci dice infatti tutti quei film di Perez che risultano adesso in circolazione (contrassegnati con asterisco) e in quale ente o cineteca poterli rintracciare. Il libro, citando proprio le parole di Steve Massa in apertura, è "dedicato ai tanti trascurati uomini e donne della silent comedy, la cui abilità artistica e il duro lavoro, dietro e davanti la macchina da presa, è stato dimenticato a causa del passaggio del tempo e della perdita dei loro film".
In questi giorni ho visionato i film e devo dire di essermi davvero divertito. E' stata anche un'occasione per riflettere ed entrare nel mondo di un personaggio affascinante. Termino l'articolo con la lista dei titoli presenti, accompagnata da alcune brevi note/considerazioni che ho scritto per ciascun film. Alla prossima.

L'abito bianco di Robinet (1911) -  Il film dura appena quattro minuti. Robinet indossa per la prima volta il suo abito bianco ma sceglie una giornata di pioggia per la sua uscita inaugurale. Viene presto imbrattato, infangato e impataccato a dovere per circostanze sfortunate e guai con i passanti, ma il fortuito incontro con dei secchi di vernice bianca lo rimette a nuovo.

Robinet innamorato di una Chanteuse (1911) - Robinet va a teatro e si innamora di una cantante. La segue persino a casa con risultati disatrosi. Il cortometraggio (così come i tre successivi) dura otto minuti. Questi film venivano girati frettolosamente, non c'è la cura scenografica, del soggetto, né alcuna caratterizzazione dei personaggi. Solo nel 1911 Marcel Perez gira 32 cortometraggi. Ma le idee erano intelligenti e possono essere lette oltre la loro sembianza superficiale. Qui Robinet viene presentato come un gentiluomo che, regredito psicologicamente al livello di stalker, finisce per presentarsi a casa della ragazza vestito da ladro.

Madamigella Robinet (1913) - Robinet ha una relazione adultera con una donna (Nilde Baracchi) e l'improvviso ritorno a casa del marito lo costringe a indossare abiti femminili allo scopo di farsi passare per un'amica. Farà colpo non solo su di lui ma sulla maggior parte degli uomini della città. Marcel Perez vestito da donna è convincente quasi quanto il Chaplin di A Woman di due anni dopo, ma mancano i dovuti primi piani ad esaltare trucco e movenze. Poi il corto prende la strada della dilatazione a palla di neve, di stampo surreale, che a causa della morbosa e grottesca attenzione che tutti gli uomini incontrati per strada sembrano provare per lui pone a Robinet la vaga immagine di ingenuo e inconsapevole trans ante-litteram.

Robinet è troppo amato da sua moglie (1912) - Robinet è ricoperto da mille attenzioni da parte della moglie. Finisce per trovarsi un'amante, stanco di questo atteggiamento esagerato ed oppressivo. Con i mezzi di una comicità semplice, grazie all'ingrandimento parossistico di ogni tic o tendenza umana, Marcel Perez ci racconta molte cose. Dietro un eccessivo zelo, una presenza costante e manifesta, si cela sempre una velata tirannia. Ma il suo personaggio è uno spirito libero e ne esce vincitore.

Robinet è geloso (1914) - Stavolta Marcel Perez ci mostra fin dove può arrivare l'irrazionale, immotivata e illogica gelosia, sotto forma delle manie di persecuzione di Robinet che, nel film, pedina sua moglie in un palazzo per poi scoprire alla fine si fosse allontanata solo per fargli un regalo: commissionare a uno scultore un busto su di lui!

A Bathtub Elopement (1916) - Il corto dura 12 minuti e avvia la serie dei corti americani presenti nel disco. Marcel Perez abbandona Robinet, il soprannome usato in Italia, per "Tweedledum" (Pincopanco). Girato alla Eagle Film Company, il film può contare sulla presenza di due volti molto noti agli appassionati di silent comedy, Louise Carver e Tom Murray. I due hanno il ruolo dei genitori della ragazza che il campagnolo Tweedledum vorrebbe sposare (Nilde Baracchi, in questa serie americana soprannominata Tweedledee, i due nomi insieme ricordano una filastrocca per bambini). Il film ha un set campestre, intorno a una fattoria. Tweedledum e Tweedledee sono innamorati ma i genitori di lei gli preferiscono l'altro bracciante e si mettono pesantemente di traverso. Finiscono quindi in fuga d'amore dentro una vasca da bagno usata come barchetta lungo il fiume. Il tutto ha un suo fascino, non foss'altro per l'ingegno e l'acume con cui il personaggio di Tweedledum riesce a perseguire l'obiettivo di scappare con la sua ragazza.

A Busy Night (1916) - Altro cortometraggio girato alla Eagle. Tweedledum interpreta ben sedici ruoli, vero e proprio mattatore della pellicola. Tornato a casa ubriaco e arrabbiato con il mondo intero, desidera che al mondo tutti siano come lui. Il sogno che mette in scena lo vede infatti protagonista di un triangolo amoroso e di altre peripezie slapstick, e tutti hanno la sua stessa faccia. Per l'epoca (il film è del 1916) la perfezione tecnica è a dir poco sorprendente. Nel cinema di Marcel Perez (che non solo interpreta ma dirige anche questi film) ampio spazio è dedicato all'esagerazione grottesca di ogni gesto o volontà, all'interpretazione surreale e anarchica della realtà, tesa a sottolineare il caos dell'universo circostante.

Camouflage (1918) - Jester Comedy di William Steiner. Ne sopravvive solo il secondo rullo. Twede- Dan (così viene chiamato Marcel Perez nella nuova serie) è un detective sulle tracce di quella che crede una spia tedesca (Nilde Baracchi). Al termine del film viene svelata la realtà: Nilde è solo un'attrice e quello che Twede- Dan crede essere il rifugio del Kaiser non è altro che un set cinematografico. Il cortometraggio conta su varie trovate ingegnose (guidare un veicolo con ruote di legno con l'ausilio del vento, un'automobile che contiene più di venti poliziotti, ecc.) e nell'ultima inquadratura troviamo la risata contagiosa del protagonista, esultante dopo aver tirato una torta alla panna contro l'attore che indossa il costume del Kaiser. 

You're Next (1919) - Dopo essere stato sfrattato, Perez blocca il traffico con tutta la mobilia ma provoca la simpatia di alcuni poliziotti che lo accolgono in una delle stanze delle prigione con un vero e proprio pensionante. Nella seconda parte il simpatico vagabondo conosce una giovane che divide il suo destino (Dorothy Earle, la sua nuova leading lady). I due vengono assunti in uno studio cinematografico, la ragazza come attrice e Perez come trovarobe. La sua ingenuità lo porta a rovinare un set dietro l'altro, ma alla fine il regista decide di filmare i suoi pasticci e inseguimenti, molto più divertenti di tutto il resto. In questo film Perez rovescia il luogo comune dei poliziotti antipatici (tanto in voga nelle comiche dell'epoca) e ci presenta una variante del pasticcione/goffo/inesperto assunto come tuttofare in un teatro di posa. Molte gag impossibili in un due rulli che fila via senza un attimo di pausa.

Sweet Daddy (1921) - Marcel Perez passa alla Reelcraft. Le sue comiche vengono soprannominate "Mirth comedies". In questo film, Tweedy Dan è un povero marito vessato dalla moglie inflessibile e dittatoriale, il quale finisce per innamorarsi delle gambe di una delle ballerine di un manifesto teatrale (Dorothy Earle). In una scena surreale, lo vediamo flirtare con la ragazza del poster, la quale prende vita e gli permette di baciarla. Dopo pochi minuti la incontra sul serio, spedito dalla moglie a fare una commissione. Rapito dal fascino della ragazza, la seguirà anche durante lo spettacolo per poi invitarla a cena. Scoperto dalla moglie, Tweedy deve fingere di aver avuto un incidente. Coperto di bende e costretto a scappare da un minaccioso dottore armato di seghe e martelli e dalla moglie sempre più adirata. Il lato impossibile e anarchico di Marcel Perez si mostra in questo film come in tutti gli altri della collezione. Restio a qualsiasi forma di limite o imposizione, lascia vivere al suo personaggio le avventure più inverosimili e surreali, come in un sogno/incubo collocato in una giostra irresistibile e impazzita. 

martedì 27 gennaio 2015

"Charlie Chaplin. le comiche Essanay" e "Tempi Moderni", edizioni Cineteca di Bologna in DVD

Oggi vorrei parlare di due uscite DVD italiane d'eccellenza, presentate tra la fine di novembre e l'inizio dello scorso dicembre, le quali meritano una piccola descrizione anche in questo blog.
Nelle passate settimane infatti ho avuto occasione di degustare più volte due dei migliori prodotti home video degli ultimi tempi, entrambi targati Cineteca di Bologna.
"Charlie Chaplin. le comiche Essanay" (doppio DVD con booklet) contiene i restauri Cineteca di Bologna/Lobster Films di tutti e 14 i cortometraggi ufficiali che Charlie Chaplin gira alla casa di produzione Essanay (1915-16), più il cameo His Regeneration (anch'esso in versione restaurata), il controverso Triple Trouble (che però permette di osservare parti dell'incompiuto Life, un progetto ambizioso sul tema della povertà tanto caro a Chaplin) e il film Carmen (1915) di Cecil B. De Mille, che lui si diverte a parodiare proprio in uno dei film della collezione. E' a Charlie Chaplin's Burlesque on Carmen che viene infatti dedicato il maggiore approfondimento grazie anche a un'intervista con l'autore dell'accompagnamento musicale presente nel DVD, l'ormai noto e bravissimo Timothy Brock. La collezione è arricchita da un libricino curato da Cecilia Cenciarelli, con all'interno anche un saggio di Peter von Bagh.
La qualità di questi restauri mi ha colpito molto favorevolmente. Il periodo Essanay è tra i più importanti della sua filmografia, purtroppo a torto trascurato dagli studi sull'autore, poiché se il Chaplin della Keystone è ancora essenzialmente un comico come gli altri e i suoi film paiono lontani ma non troppo dallo stile di Mack Sennett, il Chaplin della Essanay si distanzia moltissimo dalla precedente esperienza, soprattutto in titoli come The Tramp, Work, A Woman, The Bank e Police. Non avevo mai visto versioni così belle di questi corti, i quali in passato tendevano a circolare in edizioni di qualità inferiore e qualche volta anche incomplete. La mia precedente collezione di riferimento, i due comunque ottimi volumi inglesi del BFI, viene qui largamente superata in qualità. I film appaiono molto più nitidi, anche dal punto di vista fotografico e vengono presentati privi di scene virate. In passato, come ricorderanno i lettori di questo blog, mi sono permesso di muovere qualche critica ai restauri di alcuni titoli della serie Mutual (quella contenente i maggiori capolavori a due rulli di Chaplin), anche perché l'importanza di quei film a mio avviso esigeva la perfezione assoluta. Stavolta però non posso che ringraziare con pochi "se" e "ma" gli autori di questo bellissimo lavoro. Solo su A Night Out, corto comunque minore, credo si potesse fare davvero qualcosa di significativo in più. Ma come per i Keystones, questi restauri ci restituiscono in perfetta forma opere cinematografiche uscite ormai cento anni fa. Proprio il 2015 risulta infatti il centenario della serie Essanay e questi DVD, usciti alla fine del '14, sembrano davvero realizzati apposta per celebrare nel migliore dei modi qualcosa di a suo modo storico.

L'altro DVD di cui intendo parlare in questo articolo riguarda il nuovo restauro di Tempi Moderni, che la Cineteca di Bologna ci presenta in una bellissima e credo definitiva edizione. Come nella precedente uscita statunitense Criterion, il film è così perfetto che sembra uscito veramente ieri. Il B/N è meraviglioso. Viene anche consentita la possibilità di scegliere tra due diverse tracce audio, l'originale del '35 e una riorchestrazione più recente. Il secondo disco è dedicato agli Extra, anch'essi molto preziosi e numerosi. Tra tutti, spicca il cortometraggio All at Sea, girato nel 1933 in 8mm dal giornalista Alistair Cooke durante un week-end a Catalina Island, insieme a Chaplin e la sua compagna Paulette Goddard. Il corto dura ben 18 minuti ed era finora inedito in DVD in Italia. Vengono poi proposti altri Extra interessanti, tra cui un'intervista al compositore David Raksin, assistente di Chaplin durante la preparazione della colonna sonora del film. Tutto questo non era mai stato presentato in nessun DVD italiano, uscito solo negli Stati Uniti con la Criterion. Interessante anche il booklet curato da Cecilia Cenciarelli, con interventi di vari studiosi, tra cui von Bagh e Charles Maland.
Entrambi i DVD di cui parlo nell'articolo possono essere acquistati a prezzo scontato direttamente dal sito della Cineteca. Vi consiglio di farlo, vale la pena!